Abbandonare ogni dipendenza e riconnettersi con la forza interiore

Le giornate trascorrono tracciando un ritmo che si alterna tra famiglia e lavoro, svaghi e passatempi, cadenzate dalla luce del giorno e l’oscurità della notte. Nell’onda regolare della “normalità” passano inosservati quei gesti ripetitivi, apparentemente insignificanti, che ci strappano di mano proprio quella forza che ognuno desidera trovare in sè. Nella nostra ingenuità ci lasciamo condizionare da piccole abitudini comuni che affondano,  giorno dopo giorno a nostra insaputa, le loro radici dentro di noi, privandoci della nostra  energia, e come le ombre dell’oscurità, strisciando, si sostituiscono alla luce.

Il “non essere” pienamente nel momento presente crea la tendenza a cercare gli indispensabili stimoli al di fuori di sè per sentirsi vivi e pieni di energia. Talvolta sorseggiamo tazzine di caffè, ricerchiamo cioccolatini, dolci e zucchero o semplicemente qualcosa da “sgranocchiare”.  Altre volte inseguiamo un desiderio vacuo e passeggero, a cui non teniamo veramente, con lo scopo di mobilitare l’energia verso un’azione così da sentirci vitali e fuggire l’apatia, che come  nebbia minaccia di levarsi  dall’interno. Altre volte ci aggrappiamo all’illusione di un amore, proiettando su un’altra persona il potere di risvegliarci dal sonno e di accendere quel fuoco di cui sentiamo drammaticamente l’assenza. Abbiamo bisogno di movimento attorno a noi, di eventi a cui partecipare, di una festa che ci dia il motivo per ballare. Siamo incapaci di essere carichi ed entusiasti della vita per la semplice gioia di vivere!

Ognuna di queste scelte, costruita e consolidata giorno dopo giorno, ha fortificato l’insensibilità.  Senza accorgercene siamo diventati sordi e ciechi all’energia che ci permea e non ne riconosciamo più la potenza generatrice che ci fa vivere. Immersi in una psicosi collettiva che ci dissocia dal centro, prolifera l’impulso a cercare fuori di noi ciò che non è e non sarà mai sufficiente a farci sentire “pieni” e appagati.

L’organizzazione sociale riflette la nostra tendenza interiore. Fuori da noi, diamo fede alla scienza, che con la sua caratterisctica di esaminare il dettaglio, ci ha distolto dal riconoscere  nel Tutto la “causa prima”,  tralasciando completamente la “sacralità” di cui siamo i custodi, la vera Bellezza  che si nasconde in ogni creatura. Fuori da noi, ci affidiamo alla medicina, che va oltre al suo compito di accompagnare il processo naturale della Forza vitale nel ripristinare i tessuti lesi, per arrogarsi il potere della guarigione! Fuori da noi, crediamo incondizionatamente a una religione, fino talvolta a sconfinare nel fanatismo, mentre avvolge nel suo manto il “gregge” attribuendosi il diritto di giudicare. Ci lasciamo consolare dai luoghi comuni, che forniscono ogni risposta a coloro che distaccandosi  si pongono delle domande  “inconsuete”, così da distoglierli dal loro fievole impulso. Cerchiamo l’approvazione e il riconoscimento nella gente che incontriamo, anche se non potrà mai darci quell’amore di cui loro stessi  sono privi. La vera saggezza, così come l’arte, è riconosciuta nei defunti e raramente le personalità contemporanee  ufficialmente affermate lo sono davvero; anch’esse  spesso sono preposte a distogliere il pubblico da se stesso e a gratificarlo.

Inconsapevoli di costruire, come in un puzzel, la nostra esistenza con i frammenti delle nostre reazioni agli stimoli esterni, rinunciamo all’immenso potere creativo che risiede dentro di noi. Come un opaco riflesso sulla melma di uno stagno, creiamo passivamente gli eventi della nostra vita e perduta la  connessione con la Forza generatrice,  subiamo la vita, indossando i colori sbiaditi del vittimismo.

Avvolti dall’ignoranza continuiamo a permettere che la nostra felicità dipenda da fonti esterne, oggetti da possedere, sostanze da ingurgitare,  persone a cui legarsi,  eventi per cui mostrarsi e per questo ne siamo subordinati.

Divenire il centro stabile da cui si diparte la propria energia  è possibile, ma dobbiamo riconoscere e rinunciare alle compensazioni, abbandonando definitivamente la nostra “zona di conforto” e per questo è necessario vuotare ciò che è pieno, per incontrare quel vuoto da cui scaturirà la Sorgente. Poichè  ogni parte è connessa occorre disintossicare il corpo, la mente e le emozioni per poter liberare l’energia vitale. Prendersi cura dell’alimentazione abbandonando l’indulgenza, smettere di assecondare i pensieri automatici che creano ristagno e autocommiserazione, guarire le emozioni che costringono il cuore in una morsa.

Quando smettiamo di bloccare il flusso dell’Energia Vitale con le compensazioni, ogni più piccola molecola del nostro essere viene pervasa da un’altissima frequenza di pura gioia. La felicità è lo stato naturale di coloro che si lasciano compenetrare pienamente  dalla vita.

 

 

 

 

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