Chi sono

Sono cresciuta con l’ammirazione e lo stupore negli occhi, la curiosità di una mente mai sazia e nel cuore l’amore profondo per la natura. Le immagini catturate nei primi anni di vita sono ancora vivide nella mia mente. Impressioni profonde lasciate dalle forme, dal tatto ma soprattutto dai colori. Poesia, magia, mistero e una continua sensazione di ricordare. Tutto ciò che inizialmente mi sembrava sconosciuto accendeva il ricordo. Soprattutto il cielo attirava la mia attenzione. Luci, stelle lontane ma vicine, la luna e soprattutto il sole catturava il mio sguardo e mi perdevo in quell’intenso bagliore.

Ho vissuto tempi di paura, dolore, violenza e una profonda solitudine, come molti di noi, ma tutto questo non ha ottenuto altro che un rafforzamento della coscienza delle mie origini. Mai mi sono persa nemmeno nel buio più profondo dell’anima.

Mi sentivo prigioniera di un corpo, fonte di sofferenza, da cui in certi momenti avrei voluto liberarmi. Incatenata alla materia, condannata a restare in una dimensione miserabile senza potermi sollevare fisicamente nemmeno per un momento. La notte divenne il mio rifugio. Nel sonno potevo riscattare tutta quella pena ed essere finalmente libera.

Il gioco che più amavo era l’altalena. In quel costante sollevarsi verso l’alto mi sentivo libera dalla pesantezza terrena e mi sembrava di poter volare. Volare era un sogno ricorrente dove vibrante e leggera potevo espandermi oltre i limiti dettati dal tempo e dallo spazio. Talvolta durante il giorno, nell’odiato pisolino pomeridiano, ricordavo il dondolio dell’altalena che mi aveva cullato e, seguendone il ritmo, mi ritrovavo spesso, tra un’estremità e l’altra, a divenire piccola piccola, tanto piccola da entrare in una minuscola parte del mio corpo, che oggi chiamerei “cellula”. Poi spinta dalla stessa forza che mi richiamava da un lato, mi ritrovavo improvvisamente proiettata nell’infinito dell’universo senza forma, dove solo i miei occhi attenti (la mia coscienza) potevano vedere, restando per innumerevoli istanti sospesa senza forma. E continuavo così più volte, ripetendo la mia frase magica “piccola, piccola, piccola” “grande, grande, grande”.

Ancora adolescente amavo ritirarmi nella mia stanza per diversi giorni per digiunare e meditare in silenzio, circondata dai libri dei miei amati Maestri indiani. Bevevo assetata ogni parola scritta lasciandola penetrare oltre la mente perché prendesse vita dentro di me.

Ogni abuso, violenza e turbolenza non aveva altro effetto che spingermi ancora di più ad affondare le mie radici coscienti dentro il mio spirito.

Ben presto mi resi conto di poter sentire i sentimenti e le emozioni delle altre persone. Conoscevo bene me stessa e ciò che mi giungeva dall’esterno non era sovrapponibile con ciò che mi apparteneva e restava ben distinto.

Come molti anch’io anelavo a conoscere il senso della mia presenza terrena. Questa ricerca in realtà credo non avrà mai una fine, perché la risposta è la ricerca stessa di sé.

La vita scorre in una spirale e pulsa di verità. Ciò che serve è unicamente NON ESSERE DISTRATTI, null’altro. Esserci. Essere presenti mentre la vita si svolge minuto dopo minuto, attimo dopo attimo. Ma per questo è necessario ACCETTARE DI SENTIRE, il bene come il male, il piacere come il dolore, la gioia come la disperazione di un’intensa paura. Smettere di opporsi è la chiave, saper porre fine alla lotta e ad ogni forma di resistenza che porta sempre tensione e maggiore ombra su di sè.

 

Riconoscere con saggezza che nella realtà ogni esperienza conduce al suo contrario per l’innata tendenza a raggiungere l’unità. Imparare a gioire del bene e a superare con dignità tutto il male che si incontra è il sentiero dell’integrità, del divenire Uno.