Emergere

Il significato che diamo alla parola “emergere” porta normalmente a pensare di impegnarsi per superare la mediocrità della vita, come comunemente viene vissuta, per raggiungere le alte vette della realizzazione personale, fare strada ed avere successo nella società.

Quando cominciamo ad espandere la coscienza oltre i limiti dell’identità personale, anche le parole assumono significati diversi da come le abbiamo sempre considerate, in quanto il punto da cui osserviamo cambia.

Anche la parola “emergere” acquisisce un tono e una sfumatura più ampia ad abbracciare ciò che sta oltre i confini della nostra limitata personalità, che normalmente è il fulcro dell’osservazione comune.

Dunque possiamo chiederci chi emerge? “da cosa emerge”? “dove emerge”? “come emerge”?

Viviamo come pesci immersi nell’acqua, coscienti unicamente dell’elemento che ci circonda, inconsapevoli del germe che portiamo nel nucleo e che, se attivato, ci renderebbe aquile.

Qualcuno di noi, qualche volta, tocca momenti di grazia che assumono la veste della gioia, della felicità, della sensazione di essere senza confini né limiti, di libertà, di unione, … momenti in cui l’energia si eleva. E’ un’esperienza di grande valore per la nostra crescita spirituale, ma che pochi sanno riconoscere ed utilizzare e pertanto, purtroppo molto presto, si disperde.

Sono momenti, talvolta solo attimi, in cui il nostro campo elettromagnetico s’innalza, come quando alimentiamo pensieri ed emozioni elevate. A volte si alza a tal punto da farci emergere dalle condizioni abituali in cui siamo immersi con la coscienza, per condurci un poco più vicini alla nostra natura animico-spirituale. Parlando in termini quantici possiamo dire che abbandoniamo l’identificazione con l’essere particella per riscoprirci un po’ più onde.

Purtroppo, con lo sguardo rivolto unicamente verso la nostra persona e con l’attitudine a restare aggrappati alle sicurezze, si ritorna in breve tempo ciechi, per ricadere negli stessi meccanismi di sempre che ci mantengono in una condizione di sopravvivenza. L’autosabotaggio, che inconsapevolmente inneschiamo, è rapido ed immediato e passa in tal modo inosservato. Tutti noi abbiamo vissuto momenti in cui dopo aver toccato le vette della felicità siamo piombati improvvisamente in una valle di dolore, rabbia e ostilità senza sapere come. Se davvero ponessimo attenzione potremmo accorgerci di aver temuto anche solo per pochi attimi quell’espansione e di aver provocato inconsapevolmente la nostra caduta alimentando pensieri negativi di paura della perdita o di aver ribattuto in un dialogo stimolando il conflitto o, ancora peggio, di aver inconsciamente ferito il nostro corpo fisico.

Per un corpo e una mente non abituati a sostenere le alte vibrazioni della gioia, dell’espansione o dell’estasi, queste sono difficili da mantenere e vengono riconosciute come un pericolo per la sopravvivenza dell’io. Sembra un assurdo paradosso ma è così! Passiamo una vita sperando che tutto vada bene senza intoppi né problemi, speriamo di avere successo e di essere felici, preghiamo affinchè i nostri desideri si realizzino, ma quando questa esperienza ci si avvicina la temiamo.

E’ risaputo che “chi più ha più desidera”, che “i soldi non bastano mai”, che pur avendo il partner che vogliamo aspiriamo ad altro, che giunti al pensionamento molti collassano … siamo incapaci di godere il nostro essere e, assuefatti allo sforzo della conquista, disprezziamo la magia della vita per ricercare ancora strade che perennemente ci conducono in salita.

La vita è fatta di attimi che come fotogrammi si susseguono per raccontare una storia, la nostra storia, ad una velocità talmente elevata che in un attimo finisce, senza poter realmente trattenere alcuna utile impressione nella nostra anima per espandere la coscienza di sè. E allora a cosa serve? Sembra che la trama sia necessaria non più all’esperienza che ne potremmo trarre ma ad ancorarci ad una falsa identità, attraverso il ricordo del passato e la proiezione verso il futuro, strappandoci nella corsa all’autentico significato della vita.

Nella magia di quei momenti elevati ricolmi di energia la coscienza riemerge e si affaccia in una dimensione dove tutto è potenzialmente possibile. Identificata con l’onda e non più particella vive la magia della percezione svincolata da ogni limite, oltre i confini di un mondo rassicurante, per entrare nell’immensità di una coscienza universale. E’ allora che possono accadere i “miracoli” e in questo stato ci si riscopre “entità” superando la barriera del mondo reale.

Dopo aver riconosciuto il disagio, se resistiamo all’automatismo che ci rigetta indietro, veniamo attratti, quasi richiamati, a prolungare l’estasi dell’esperienza  per poter vedere “cosa c’è più in là”. Come un bimbo impaurito ma curioso che si addentra nel buio, è necessario rendere noto l’ignoto e abituare gradualmente la mente e ogni cellula del nostro corpo a sostenere le alte frequenze vibrazionali che la nostra anima emette quando ritrova la sua autentica dimensione spirituale. Soffocata dal tran tran quotidiano normalmente sopravvive nelle tenebre, sepolta dalle macerie di una vita fredda e disumana che ci vuole automi, privi di creatività e della magia dei momenti assaporati in profondità.

I sentimenti e le emozioni elevate sono gemme preziose che danno valore e scopo alla nostra esistenza, sono arcobaleni colorati che, come ponti, ci indicano il sentiero.

Ogni emozione è una frequenza che può elevare o abbassare il nostro campo energetico e ci fornisce o disperde il carburante per entrare nei differenti stati di coscienza. Puoi sperimentare tu stesso quanto sia difficile mantenere a lungo gli autentici stati di espansione, come la gioia, la gratitudine, la libertà, la sensazione di unità nelle sue varie forme, . . .

Nel sonno della coscienza sembra che non possano durare a lungo perchè così è la vita, ma se restiamo svegli e consapevoli scopriamo che una forza ci spinge sott’acqua, mentre tentiamo di rimanere a galla. In questa lotta è più facile cedere e soccombere alla pressione! Serve molta energia per resistere come se si volesse vincere la gravità per volare alti. Il sonno della coscienza come un’ombra è in agguato ad inghiottirci, ma se compiamo un ulteriore sforzo, come a restare desti sotto l’effetto di un sedativo, in un attimo che pare un bagliore le porte dell’estasi si spalancano per noi e accediamo in una dimensione mai conosciuta prima d’ora, che lascerà la sua impronta indelebile nella nostra anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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