Il nostro essere duali

Siamo esseri duali. In noi vive un aspetto personale, limitato dai nostri confini esteriori, fisici ed interiori, concettuali, e un secondo aspetto spirituale,  collegato alla fonte.

L’anima può affacciarsi ad entrambe le sponde, librandosi tra le più alte vette dello spirito o precipitando in picchiata nella densa realtà. L’anima rappresenta il ponte tra i due mondi, il portavoce che può filtrare e trasferire impulsi e informazioni legati alla coscienza da una dimensione all’altra con il fine ultimo di riunificarle.

Ostinati, trascorriamo la nostra esistenza totalmente assorti unicamente nel  mondo costruito attorno al nostro piccolo ego, dimenticando completamente le nostre radici, che come sottili capillari vorrebbero espandersi sempre più per affiorare alla coscienza. Incatenata l’anima soffre. Immersa nelle limitazioni della materia giorno dopo giorno si spegne e rallentando le sue frequenze, perde la gioia e la passione per la vita. L’essere diventa l’ombra di se stesso, una persona, sempre più simile ad un clone umano, mentre vorrebbe esprimere tutta la grandezza, la bellezza e l’unità che porta silenziosamente dentro di sè.

Quanti si sentono incompleti, infelici, insoddisfatti! E quanta poca saggezza esprime la ricerca di compensazione a questo profondo malessere attraverso la miriade di stordimenti offerti dalla nostra società, che con  il consumismo e la frivolezza seda facilmente le nostre inquietudini, addestrandoci nel contempo a ricorrere sempre più tempestivamente al rimedio, in modo da sottrarci dall’avvertire il benchè minimo e “inutile” disagio.

Eppure talvolta abbiamo il sospetto di essere qualcosa di più della persona che siamo. Percepiamo che qualcosa di speciale accadrà forse un giorno nella nostra vita e ci restituirà quel senso di unicità  che sopravvive come un debole eco in fondo all’anima. Talvolta cogliamo bagliori passeggeri che, come una mongolfiera, ci invitano debolmente a salire più in alto, ma purtroppo non li afferriamo. In fondo quegli impulsi restano pur sempre solo impulsi e si dissolvono nel cielo infinito della nostra ristretta consapevolezza.

In verità non crediamo affatto che in noi esista veramente un aspetto migliore! Ci sentiamo piccoli, impotenti, limitati e cerchiamo in tutti i modi di convincere noi stessi e gli altri della nostra grandezza, coltivando la nostra immagine esteriore con l’uso di profumi, abiti e stili che ci facciano sentire speciali, con l’affermazione professionale, con l’accumulo di oggetti inutili, …, allontanando sempre più dalla nostra coscienza la nostra luce, relegandola nell’ombra dell’inconscio.

Spesso nel corso di una crisi esistenziale siamo spinti oltre la nostra piccola identità egoica, allora, purtroppo per poco, ci crediamo davvero. Ma in quei rari momenti, come rapaci che pretendono la loro preda, vogliamo afferrarla, conquistarla e questa ci sfugge, ritirandosi silenziosamente dietro un accesso che si era solo temporaneamente aperto per noi.  Il carattere competitivo, aggressivo e vorace  formato nella società, privato della sensibilità e della capacità di sintonizzarsi e ascoltare, ha preso il sopravvento, manifestando ancora una volta il nostro ego.

Molte persone investono tempo e denaro nell’evoluzione senza approdare a nulla. Aggrappati a ciò che gli offre sicurezza e stabilità, alimentano inconsapevolmente solo l’illusione di un avanzamento. L’ego non può cambiare in quanto la sua natura é la conservazione dell’identità. Ciò che serve è la mobilità e il distacco, vale a dire la disponibilità a lasciarci andare gradualmente e sempre un pò di più fino a poter morire a noi stessi, rinunciando alla nostra identità per riscoprirci fusi nell’Uno. Serve coltivare l’abilità di alternare momenti di consapevolezza della nostra identità terrena a quella spirituale.

Sempre più persone,  affascinati dalla moda e attratti dalle novità e dal mistero,  assumono pose yoga e aderiscono a meditazioni portando con sè un pesante bagaglio, che ricolmo della loro storia, degli attaccamenti e della vecchia identità, li mantiene ben ancorati a se stessi. Infatti chi li attende nel silenzio “meditativo” è sempre e solo il loro ego!

In verità non c’è nulla che deve evolvere e cambiare, nulla da imparare. Dobbiamo solo prendere coscienza del nostro essere vivi! Di esistere! Di esprimerci attraverso il corpo, i pensieri e i sentimenti pur non essendo niente di tutto ciò.

Il potere dell’attenzione è immenso! Percepiamo, amplifichiamo e rafforziamo ciò che contempliamo! Dobbiamo uscire dall’inerzia abbandonando i meccanismi automatici che ci trattengono incollati alla nostra identità terrena per percepire sempre più costantemente l’essere spirituale in noi.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *