La mente e le sue percezioni

 

La nostra percezione del mondo è corrispondente alle informazioni e ai dati che sono stati memorizzati nella mente fin dall’infanzia o, più precisamente, dal grembo della madre.

È risaputo che coloro che hanno ricevuto ripetute aggressioni fisiche o verbali hanno la tendenza ad avvertire con maggiore facilità l’ostilità delle persone che li circondano. E in tale alterazione percettiva tenderanno anche ad interpretare i silenzi di conoscenti e amici, per un atteggiamento distaccato o di disappunto nei loro confronti, sentendosi pesantemente deprivati dell’affetto di cui tanto hanno bisogno, fino a sviluppare una accentuata reattività e una dipendenza nelle relazioni. Le mancate risposte ai messaggi e alle chiamate telefoniche,  i rifiuti, diventano per costoro motivo di angoscia e di colpa, fino ad esserne tormentati e a perdere la pace.

Dall’altro lato gli atteggiamenti gentili e disponibili, anche normali, saranno esaltati dalla medesima visione distorta, finalizzata alla ricerca di conferme divenute indispensabili. Ogni interpretazione appare accentuata, tanto  in bene quanto in male, in relazione al concetto fissatosi nella mente.

Altri filtrano la percezione del mondo esterno con il condizionamento formatosi dalle abitudini, come in chi non si è aggiornato con i progressi del tempo ed è rimasto fisso ai limiti di una vita “normale” per i tempi che furono, precludendosi nuove possibilità, bloccando e influenzando  figli  e  nipoti con una visione ristretta che è rassicurante, appena sufficiente a se stessa,  che non ha aspettative.

Altri ancora hanno assunto codici di credenze che li tiene fermi, inchiodati, in scale di valori  in base ai quali giudicare e categorizzare le persone attorno a sè, oltre che naturalmente se stessi in prima persona.  In questa dinamica i requisiti selezionati svalutano e limitano coloro che li circondano, siano collaboratori, amici o parenti, impedendogli di vederli come realmente sono, nel loro pieno valore e di riconoscere le loro e le proprie potenzialità.

Altri ancora si ripetono un pensiero di sottofondo che, come una nenia, fa eco nella loro mente  rendendoli instabili nei rapporti e nei flutti incostanti della vita.  Sono parole di “mancanza di valore”, di “vergogna”, di “derisioni”, “umiliazioni”, “fallimento” e “impotenza” che  hanno aderito  alle pareti interne dell’essere fino a perderne i confini  in un’identità ineluttabile.

Come è possibile, dunque,  la comunicazione tra  persone se le rispettive menti funzionano in questo modo? Nemmeno un semplice dialogo risulta possibile. Il malessere che segue gli incontri anche fortuiti o ricercati, nasce dal vuoto e dal contrasto che si è prodotto. Aspettative deluse, attriti, irritazioni, sconforto, sensazione di essere ostacolati, sono il risultato di queste disarmonie, dell’incapacità di ascoltare e vedere l’altro e dalla mancanza di un’autentica intesa.

L’incontro di due anime è sempre rigenerante, mentre le menti possono solo scontrarsi o, al massimo, temporaneamente allinearsi fino al prossimo attrito, ma mai fondersi. L’unità non appartiene all’ego, nè alla mente, fintanto che questa resta il suo esclusivo strumento.

Il mondo è un’illusione e questo è vero finchè continuiamo a proiettarvi ciò che più temiamo e ciò che ci rassicura, secondo il filtro del nostro passato. L’opportunità di creare una nuova vita  appare quando superiamo paure e bisogni remoti per finalmente accedere alla realtà del nostro presente.

Quando il rispetto, l’amore, la chiarezza germinano dentro di noi, procurano una naturale tendenza alla sintonia, portano alla coerenza  e con ciò gli scambi nelle relazioni diventano vettori di guarigione.  Talvolta basta una telefonata, uno sguardo o lo sfioramento della mano per sentire dentro di sè quella pienezza, affetto e complicità che scaldano e nutrono l’anima in profondità.

Prendi l’impulso dai disagi, che come inesorabili echi risuonano a voce alta dentro di te dopo un incontro. Osserva e riconosci gli schemi mentali che ti portano a vivere le stesse esperienze emotive con persone diverse. Qual è il fattore comune a ciascun rapporto? Qual è l’ingrediente stonato che metti in ogni ricetta? Forse sei alla ricerca di approvazione? O di confermare la tua potenza e capacità attraverso la creazione di conflitti? È possibile che tu stia cercando di mantenere una seppur falsa pace appiattendo ogni relazione, rendendola insignificante? Cos’altro stai attuando nella tua vita all’interno dei rapporti?

Indaga e non accontentarti! Risveglia l’archetipo del ricercatore dello spirito che c’è in te e osserva. Osserva le altre persone a partire da quelle più vicine, che conosci meglio per scoprire le loro modalità di comportamento, i loro impulsi, le loro necessità, come si proteggono dal dolore,  dalla delusione, dalla solitudine, dalla paura. In fondo sono gli stessi che accomunano tutte le persone! Impara ad ascoltarti e ad ascoltarli con interesse e sensibilità.  È così che si impara ad amare!

 

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