La sofferenza del resistere: il vero significato dell’abbandono

Tra le tante necessità che si avvertono nel corso della vita quella di abbandonarsi è la predominante. Ognuno di noi  sente l’esigenza di scrollarsi di dosso un peso, fatto di tensioni accumulate giorno dopo giorno,  sorte dalle richieste pressanti che richiamano al dovere e alla soddisfazione delle esigenze lavorative e familiari.

Molti cercano nel fine settimana quella compensazione che gli potrà fornire una nuova carica per poter, di nuovo, far fronte alle richieste insistenti divenute “normali” nella “maturità”.

È luogo comune, nella nostra società, che ciò che viene vissuto dalla maggioranza venga considerato “normale” e, con tale attributo, in un certo senso, venga giustificato senza più mettere in discussione la vera causa del disagio.

Uscire la sera, bere, partire per una vacanza, fare acquisti gratificanti, “fare sesso”, sono per la maggiore  le “normali” valvole di sfogo compensative. Sono le attività che permettono di resistere e persistere nell’infelicità.

Ma l’anima reclama, non si rassegna! L’anima, quel nucleo di vita che pulsa dentro ognuno di noi e non si arrende alle miserie dell’esistenza.

Ciò che serve non sono le distrazioni o le compensazioni, ma un abbandono profondo, intimo con se stessi che conduca a spalancare le porte delle resistenze sorte per proteggere la propria identità.

Il vero significato dell’abbandono si esperisce nel percepire l’anima affiorare. Quando ci si sente abbastanza sicuri con se stessi da smettere di difendersi, da accettarsi così come si è, con i propri pregi e difetti consolidati. Quando si è capaci di accogliere ogni emozione, tanto la gioia quanto il dolore, riconoscendoli come parte dell’esistenza, senza più paura di soffrire.

L’anima allora può mostrarsi nel suo incanto.

L’anima, eterea, porta con sè tutta la sua vulnerabilità rispetto la realtà nel mondo, ma anche l’immenso potere dell’infinito.

Pulsa nel battito del cuore. Sfiora il respiro. Emana nel calore del corpo. Vivifica il ritmo del pulsare. E si ritrae nel pallore del volto o nell’assenza di un sentimento.

L’anima è invincibile perchè non ha nemici.

La riconosci quando avverti il profumo dell’innocenza che affiora dall’interno del tuo essere. Quando senti la purezza, la vulnerabilità e un’estrema sensibilità e ne sei spaventato.

Scoprire di avere un’anima è un dono meraviglioso di sè a se stessi.

È l’inizio di un viaggio senza fine, in cui la propria identità, come una vecchia pelle, si sfalda giorno dopo giorno, per fare emergere le parti rinnovate sottostanti.

È la fine della sofferenza che si prova nello sforzo di  resistere a se stessi e nella tensione di sopprimere la temuta sensibilità.

Sempre più persone si percepiscono come anime, ma  sono disorientate dalla paura di sentirsi giudicate deboli nel gioco sociale.

Alcuni hanno il privilegio di un incontro speciale, un partner, un amico, qualcuno con cui potersi condividere nel sentire insieme intimamente ogni cosa, persino le emozioni reciproche, senza bisogno di parole nè di spiegazioni complicate.

Tutto acquista un linguaggio, un profumo, un sapore, un senso sacro, come se l’atto stesso del percepire fosse conoscere, amare, vivere, manifestare.

Sono rari rapporti inquietanti e rassicuranti nello stesso tempo, che turbano l’ego e risvegliano l’anima. Rapporti da non lasciare andare, nell’oblio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *