Le radici del rinnovamento nel tempo libero

Quante volte ti sei trovato ad avere del tempo libero e non sapere cosa fare.

Trascorriamo la vita “passando o ammazzando il tempo” mentre saremmo chiamati semplicemente ad “esistere”.

I momenti di libertà vengono vissuti come una concreta minaccia di sprofondare nella noia. Allora, nella ricerca di colmare quel vuoto, spesso ci si adegua a situazioni sociali insignificanti, permettendo che il colore della mediocrità tinga, giorno dopo giorno, la nostra intera esistenza.

Gli incontri, i passatempi, le letture con cui ci occupiamo, non ci coinvolgono pienamente, mancano della partecipazione di ogni nostra parte, di mente, cuore e corpo, che invece vorrebbero vibrare all’unisono nell’integrità. Pezzi di noi si distaccano dal presente, dissociandosi, disperdendosi nel tempo e nello spazio, sottraendoci energia e lasciandoci con il nostro involucro vuoto.

I momenti liberi che questa gabbia di illusioni ci concede di tanto in tanto, al di là dei ruoli, dei doveri, delle responsabilità, oltre la necessità di rispondere agli impulsi legati alla sopravvivenza, sono momenti potenzialmente sacri, sono spazi vuoti tra le sbarre della prigione invisibile in cui viviamo, che, se ben utilizzati, ci aprirebbero varchi verso la libertà.

Sprofondati nella comodità di un’identificazione con la personalità che con le sue maschere ci offre la sua apparente protezione, non riconosciamo più i varchi disseminati tutt’attorno a noi. Alcuni vedono nella cella un ostacolo, altri sentono la sua protezione, ma entrambi sono focalizzati sulle rigide sbarre di ferro. Manca completamente la capacità di percepire il vuoto che vi si frappone!

Una mente identificata con la materia è programmata a riconoscere unicamente ciò che di materiale esiste e a tralasciare il vuoto, mentre la chiave della liberazione si trova proprio nello spazio indefinibile che ci circonda.

E’ necessario credere nel Sé, riconoscere la nostra esistenza su piani multidimensionali, anche se la sua percezione risulta ancora sfocata. Dobbiamo credere in noi stessi al punto da poter diventare piccoli, piccoli al mondo ma immensi all’universo, tanto da poter passare tra gli spazi vuoti della cella delle nostre limitazioni.

Alcuni partono in viaggio per luoghi sacri in paesi lontani, mentre il portale d’ingresso per l’ignoto ci segue sempre, oltre il tempo e lo spazio. Non importa dove ci troviamo, né l’età che abbiamo in quanto si trova dentro di noi! Dietro la costante ricerca che ci spinge fuori da noi stessi, in un pellegrinaggio senza fine, agisce la mancanza di fede. Non crediamo nella vita e nella forza spirituale che scorre nel nostro sangue e dentro ogni particella del nostro essere, animandoci oltre l’ultimo respiro. Siamo atei travestiti da persone spirituali che ricercano l’appoggio di false religioni e guide esterne che agiscono arrogandosi il potere divino e proliferando sull’ignoranza. Siamo anime disorientate alla ricerca di un guru da seguire o di un qualsiasi riferimento esterno a noi, teorie, pratiche, pur di non sentirsi perdute!

Utilizzare il tempo libero per emergere nella coscienza del presente, ed “essere” integralmente nel “qui ed ora”, è oltrepassare le sbarre della cella. Immergersi in quel vuoto lasciato dalla mancanza delle occupazioni abituali basate sul mondo esterno, sul corpo e sul tempo che scorre, è varcare la soglia per incamminarsi verso l’ignoto.

Da secoli la più grande difficoltà incontrata dall’essere umano è il viaggio interiore alla scoperta di Sé. Da ciò nascono i rimedi esterni a noi, le tecniche, le discipline, le scuole spirituali e gli ordini religiosi, per offrire il prodotto richiesto dalla maggioranza: una via facile per la conoscenza.

Come la mancanza di autoregolazione, autogestione e il proliferare dell’egoismo hanno reso indispensabili la creazione delle leggi, della politica e la formazione dei governi, ciò che esiste, sia nel mondo collettivo quanto nel mondo individuale, lo abbiamo creato noi, con le nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre tendenze.

La libertà è sempre possibile e con lei la creazione di un modo nuovo di vivere la nostra esperienza terrena, ma è necessario crederci. Normalmente crediamo solo in ciò che vediamo senza accorgerci che siamo spiritualmente ciechi e, poiché ne sentiamo la mancanza o il richiamo, ci fidiamo di ciò che altri sperimentano per noi. Guardiamo un album di cartoline ma non iniziamo mai il nostro viaggio personale, allontanando in tal modo ogni opportunità di rinascita e in definitiva, peggioriamo la nostra malattia, quella dell’anima oscurata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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