Libertà o schiavitù?

Un’enorme forza interiore spinge l’individuo a cercare la libertà, eppure egli trascorre la maggior parte della sua vita vincolato in una subdola schiavitù.

Con gli occhi orientati all’esterno non può nemmeno percepire la sorgente della sua sofferenza e dei suoi limiti, che continua a ricercare attorno a sè per potersi difendere.

Talvolta riversa la sua rabbia verso le persone con cui interagisce, accusandole di essere ostacolato, altre volte si rinchiude nei ricordi del passato, alimentando un circolo vizioso autodistruttivo, in altre ancora si scaglia come un branco affamato contro le autorità e tutti coloro che in qualche modo la rappresentano.

Vive identificato con i limiti del suo corpo fisico e della sua persona, di conseguenza il concetto di libertà ruota attorno a ciò in cui si riconosce.

È convinto di essere libero, perchè fisicamente possiede arti per camminare e può scegliere dove andare. Ne è certo in quanto non ha nulla a che fare con la detenzione in un carcere, è privo di catene che renderebbero palese la sua schiavitù, e con i soldi che cerca di guadagnare tutti i giorni in cambio del suo tempo, pensa di poter avere ciò che desidera per comprare la felicità.

Non sospetta minimamente che le fitte grate della gabbia in cui è rinchiuso sono dentro di lui ed hanno origine nella sua mente.

A volte qualcuno, sfinito e alienato dalla sofferenza che lui stesso ha alimentato nell’ignoranza, si accorge del tormento provocato dai pensieri insistenti, fissati nella sua coscienza e scopre che

il segreto per vivere in libertà risiede nella pace mentale.

Quante persone, nonostante abbiano dedicato anni al lavoro interiore, sono costantemente in lotta con se stesse, intrappolate in pensieri ed emozioni che come un disco incantato si ripetono all’infinito.

Continuano a soffrire e a nulla sono serviti  i tentativi di  guarire dalle sofferenze del passato, nessuna traccia, nessun percorso è stato realmente utile ed efficace, nessuno che li abbia ricondotti a vivere con libertà il loro presente. L’apparente miglioramento, dovuto al temporaneo orientamento della mente alla ricerca del benessere e di un sollievo,  a lungo termine non è durato. Alla fine del percorso si sono ritrovati soli come sempre, con se stessi e con le proprie insicurezze.

La mente  cerca costantemente  un credo a cui aggrapparsi, un metodo o un insegnamento,  per potersi circoscrivere all’interno di un’altra gabbia, che gli offra protezione e tracci i limiti in cui riconoscersi.

La mente contorta affonda corpose radici nella colpa e nel giudizio. In verità non esiste punizione, nè c’è un prezzo da pagare. Ogni esperienza è una scelta libera e gratuita che porta sofferenza quando ci discostiamo dalla Fonte e gioia quando restiamo “in Sua compagnia”.

Siamo esseri multidimensionali e la nostra libertà si esprime con la serenità ed il distacco nel piano mentale, con l’appagamento e il benessere nel piano fisico, con l’amore e l’espansione nel piano emozionale. Ogni altra manifestazione è un sintomo che mette in evidenza di aver dato troppa importanza a elementi in realtà insignificanti della nostra vita e di aver perduto la facoltà e il potere più prezioso, quello di

AMARE

Spesso ciò che serve nel pieno di un tormento sconfinato è abbandonarsi alla pigrizia del “non fare”. Lasciarsi andare nel silenzio e meditare, percependosi infinita coscienza.

Incontrare la Natura ed apprezzarla per amarla e, ancora una volta, emozionarsi.

Sentirsi parte di un Universo intelligente ed infinito, che supera ogni nostra limitata comprensione … e sentirsi assistiti, amati …

Tornare piccoli, insignificanti, senza potere nè la capacità di comprendere, spalanca le porte della nostra sconfinata grandezza.

 

 

 

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