Sungazing: ciò che resta della pratica

Il Sungazing è un’antica pratica iniziatica,  semplificata e resa accessibile a tutti da Hira Ratan Manek in un protocollo che impegna circa nove mesi.

In quel tempo intenso, denso di vissuti interiori che riaffiorano per essere liberati per sempre, avviene una profonda trasformazione, che, per alcuni, sarà visibile solo nei mesi e negli anni successivi.

Durante i primi dieci secondi in cui si offre senza riserva lo sguardo alla luce del sole, si edifica il primo tratto di un sentiero che, come un profondo e indelebile solco, condurrà direttamente al cuore. Si tratta di un incontro, o meglio un’unione, il sacro matrimonio tra anima e spirito, da cui scaturisce il fuoco della coscienza eterna.

Ora l’anima non può più perdersi nella vacua identificazione dell’io. Sa vivere e pulsare attraverso il suo io, ma la coscienza estesa che la pervade amplia la consapevolezza di sè all’io eterno. E l’anima diventa immortale.

Durante il cammino però, in questo rovente sentiero tracciato dai primi passi che avanzano in una solenne e silente iniziazione, la mente, ancora identificata con i suoi limiti e confini, cerca soluzioni abituali e risposte rassicuranti a ciò che affiora, aggrappandosi al conosciuto.

Talvolta crea false verità e protocolli paralleli per duplicare all’infinito ciò che le è noto al fine di confermare la sua stessa esistenza.

Molte persone tendono a seguire il protocollo come una tecnica, in modo meccanico. È normale,  riflette il funzionamento di una mente che nel tempo si è adattata  a seguire modelli, una mente  che non è affatto avvezza alla libertà.

Ma, a breve, la connessione alla luce del sole dissolverà anche queste catene, elevando le sue vibrazioni.

Nel frattempo, coloro che  ancora vagano negli insani meandri mentali come in un labirinto, credono di dover proiettare avanti la pratica e cercano riscontri in un modo di pensare che confermi la “giusta causa”.

Con semplici parole, ci sono individui che sono convinti di doversi replicare. Certi che la vita è una riproduzione, un duplicato di ciò che è già avvenuto, per tradizione, o per ciò che loro stessi hanno vissuto, scoperto, sperimentato. Cambia la forma mentre il contenuto non muta mai.

Queste invisibili catene fanno volgere lo sguardo  impregnato di giudizi alla ricerca di una perfezione ideale solo apparente, in quanto la vera perfezione abbraccia una moltitudine di comportamenti differenti tra loro senza che possano contraddirsi l’un l’altro, ma anzi, con la coscienza di completarsi vicendevolmente.

Quando l’intero processo è completato, prima dell’avvio di un’altro ciclo dell’eterna spirale evolutiva, la pratica non è più visibile esternamente.

L’adepto ha introiettato l’insegnamento  elevando le sue vibrazioni. 

In ogni pratica spirituale la tecnica deve venire meno, a fine ciclo, ed essere completamente trascesa. Questo è il segno della sua autentica efficacia.

La mente di chi scruta dall’esterno cerca segni, tracce che non troverà mai.

Chi raggiunge l’unità perde ogni interesse a mostrarsi.

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