Talvolta la sofferenza porta la guarigione

Le giornate scorrono sempre uguali, poi d’improvviso qualcosa accade. Un dissidio, un contrasto nato quasi per caso, in famiglia o sul lavoro o forse con amici dei social. L’urto è acuto e ci penetra  nelle membra. Ci sentiamo accusati, aggrediti, incompresi e facciamo di tutto per riscattarci, cercando la trama del filo che ci faccia uscire dallo scontro indenni, puri, giustificati. Cerchiamo di difenderci e di apparire ai nostri occhi e a quelli degli altri dalla parte del vero.

Eppure dentro di noi sentiamo un eco, una fievole voce che ci aveva avvertiti. Mentre all’apparenza lottiamo per la ragione, all’interno  sappiamo che siamo stati noi stessi a provocare lo scontro, sentiamo che lo sapevamo già in precedenza. Quella frase che abbiamo pronunciato, quel post che abbiamo scritto ne sono il movente e abbiamo “scelto” di andare avanti. Ora il danno è compiuto, le reazioni suscitate e un peso come piombo grava su di noi. Sentiamo di essere colpevoli, di essere la causa di quello stesso nostro malessere e tutta la rabbia e la diplomazia che riversavamo sulla controparte si rivolta contro di noi facendo sorgere dentro una voragine intrisa di odio e senso di colpa per se stessi.

Le fiamme del tormento sembrano ardere le nostre carni e la massa grigia del cervello che non smette di rimuginare sull’accaduto cercando invano un’ennesima giustificazione a nostro favore che ci possa risollevare da quell’inferno.

L’errore ormai è compiuto, l’affronto realizzato e forse anche il danno. Allora come uscirne? Come posso smettere di soffrire?

Tanto più il tormento trova emozioni irrisolte dentro di noi, quanto più il vissuto del nostro presente è amplificato. Forse sono vecchi sensi di colpa che risalgono all’infanzia, forse è un’infinita e antica solitudine o rabbia o paura, che sono rimaste nascoste tra le forme assunte dalla nostra personalità, e che ora sono riesumate.

Nel momento in cui la sofferenza diventa intollerabile, quando sembra di toccare il fondo dell’oceano oscuro interiore, allora sorge un impulso al distacco dalle emozioni. Se mi lascio trasportare al limite senza fuggire, senza cercare distrazioni o compensazioni compulsive al disagio e mi lascio ardere dalle fiamme del tormento, si accende la consapevolezza di non essere quelle emozioni. Quando posso guardare l’ardere delle passioni come “altro da me”, allora inizia la risalita e mi trasformo in una “Fenice che risorge dalle sue stesse ceneri” portando con se la guarigione delle ombre del passato lasciate fino ad allora irrisolte.

 

 

 

 

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